Ho chiesto a un gruppo di manager di descrivere i Millennial: ecco cosa è successo.
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Ho chiesto a un gruppo di manager di descrivere i Millennial: ecco cosa è successo.

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Ho chiesto a un gruppo di manager di descrivere i Millennial: ecco cosa è successo.

March 23, 2016 Franco Gementi

Diciamo la verità, in generale i Millennial non godono di buona fama. Recentemente ho chiesto a un gruppo di manager di descrivere i giovani che intervistano ai colloqui o con cui lavorano. I termini più spesso utilizzati sono stati: privilegiati, narcisisti, credono tutto gli sia dovuto, viziati, saltano da un lavoro all’altro, seguiti da: irresponsabili, inaffidabili, poco realisti, maleducati, egoisti.

Che i Millennial vengano percepiti così non è una novità. Ma ciò che è successo subito dopo è sorprendente.

Dopo avere chiesto ai manager di descrivere i Millennial, ho aperto e letto un articolo di una popolare rivista che descriveva la generazione dei giovani adulti. Ho sentito qualche risatina e osservato sorrisi soddisfatti: la descrizione data dall’articolista riecheggiava esattamente le parole dei manager. Quindi, ho mostrato loro la copertina della rivista: Life Magazine del 17 maggio 1968.

Il Generation Gap si ripete

Proprio così. Quasi 50 anni fa una delle più popolari riviste del momento presentava al mondo il “Generation Gap”. Ma non parlava di Millennial. I Millennial erano ancora solo un puntino sul radar dei loro futuri genitori e nonni. Questi giovani lavoratori “privilegiati, narcisisti, che credono tutto sia loro dovuto, viziati e pigri” erano i Baby Boomer, lo stesso gruppo che ora si lamenta dei più giovani.

Facciamo un salto in avanti di circa 20 anni, all’estate del 1990, quando Time Magazine intitolava la sua storia di copertina “La nuova generazione”. L’articolo dipingeva la generazione dei ventenni come: “pigri, egoisti, superficiali, senza ambizioni, che pensano tutto sia loro dovuto, incapaci di prendere decisioni. Preferirebbero scalare l’Himalaya che scalare l’organigramma aziendale…. Amano divertirsi ma la loro capacità di attenzione è pari a quella che si dà a un programma tv facendo zapping… Rimandano il matrimonio perché hanno paura del divorzio…. Le sole cose a cui tengono sono la vita famigliare, l’attivismo locale, i parchi nazionali, i mocassini e la mountain bike”.

Time Magazine non stava descrivendo i Millennial, ma la Generazione X, ovvero il gruppo di lavoratori adulti (nonché genitori) che oggi hanno tra i 36 e 50 anni. Con l’eccezione forse dei mocassini, la storia si ripete nel 2016.  Verrebbe da pensare che almeno la Generazione X, la generazione cresciuta da sola perché i genitori lavoravano e che ha fatto dell’indipendenza una scelta di vita, mostrasse un minimo di comprensione per la schiera dei più giovani.

La verità sui Millennial

Vi è chiaro il quadro? Il gruppo di manager e imprenditori che metteva in discussione l’etica, i valori e i comportamenti dei Millennial non tantissimi anni fa, era a loro volta oggetto delle stesse critiche. Si tratta di una sorta di vendetta per quello che loro stessi hanno subito come giovani adulti? Può essere.

Si dice che Platone di lamentasse del fatto che i giovani “non rispettano gli anziani” e “ignorano la legge”.  Pietro l’eremita lamentava che i giovani “pensano solo a se stessi” e “sono allergici a ogni regola”. Per secoli le generazioni più vecchie hanno criticato i colleghi più giovani per la loro mancanza di fedeltà e di etica del lavoro. Sembra che i Baby Boomer e la Generazione X stiano abusando dei privilegi dell’età tanto quanto i loro predecessori.

I Millennial possono anche essere etichettati come la “selfie generation”, ma hanno anche a cuore le sorti del mondo che li circonda. Chiedono lavori che agiscano sulle trasformazioni sociali e danno quanto possono. Contrariamente a quanto si tende a credere, per i Millennial valori come “contribuire alla società”, “correggere le diseguaglianze”, “essere un leader nella comunità”, sono più importanti di quanto lo fossero per i Baby Boomer.

E’ ora che i lavoratori over 35 si liberino dei pregiudizi sui Millennial, La scomoda verità è che la nostra società e i nostri ambienti di lavoro non torneranno più a essere quello che erano: tecnologia, automazione e globalizzazione non hanno pregiudizi. Colpiscono tutti gli individui, indipendentemente dall’età e senza discriminazioni. Non importa a quale generazione apparteniate, adattarsi è indispensabile. Per farlo, dovremmo trasformare il generation gap in una risorsa e in un vantaggio. Occorre puntare alla condivisione, collaborazione e comunicazione tra le generazioni.

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