Innovazione: la strategia migliore per perseguirla in azienda
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Innovazione: la strategia migliore per perseguirla in azienda

Future of Work

Innovazione: la strategia migliore per perseguirla in azienda

January 30, 2017 Franco Gementi

Cosa significa “innovare” nella vostra azienda? Trovare nuovi modi per sfruttare quello che già sapete fare bene oppure esplorare nuovi territori che non vi sono familiari esponendovi inevitabilmente a potenziali rischi ed errori? O magari entrambe le cose?

Se vi limitate a richiedere genericamente ai vostri dipendenti e ai vostri manager un qualche tipo di “innovazione”, anche la persona più motivata e intelligente potrebbe indirizzare i suoi sforzi nella direzione sbagliata. Consideriamo, ad esempio, la differenza tra due tipi di contributo innovativo che il personale potrebbe dare nel settore automobilistico: rendere le auto esistenti più sicure e in grado di stimolare, per le loro migliorate caratteristiche, la curiosità dei potenziali acquirenti (sfruttare, cioè, risorse disponibili nel presente) oppure costruire auto che non necessitano di un guidatore (esplorare possibilità future).

La prima opzione offre un ritorno immediato e familiare, ma rischia di frenare i possibili tentativi che l’azienda potrebbe sperimentare per migliorare nel presente qualcosa che un giorno sarà considerato obsoleto. La seconda offre, invece, un ritorno potenzialmente dirompente se guardato in prospettiva ma, sul breve periodo, potrebbe generare non solo caos e disorientamento, ma anche delle significative perdite economiche.   

Ed è qui che entrano in gioco i responsabili delle risorse umane, che hanno l’opportunità di aiutare le aziende ad andare oltre la generica idea di “innovazione”, prospettando in maniera chiara quanto l’innovazione sia necessaria al successo strategico e come diversi comportamenti innovativi supportino diversi tipi di innovazione.

L’organizzazione “ambidestra”

In un articolo pubblicato sull’Harvard Business Review dei primi anni 2000, Charles O'Reilly e Michael Tushman descrivono l’impasse di un’organizzazione che tenta di essere innovativa, seppur volendo sempre mantenere la propria conquistata stabilità ed efficienza. Si tratta di quella che i due autori hanno ribattezzato come “organizzazione ambidestra”, che richiede, cioè, ai propri dirigenti di esplorare nuove strade e opportunità (exploration), mantenendo, al tempo stesso, la capacità di trarre profitto dalle risorse e dalle attività esistenti (exploitation). Un compito evidentemente per nulla facile... 

L’articolo dimostra come l’essere ambidestri può migliorare le performance, a patto che i due modelli di innovazione descritti siano tra di loro ben bilanciati. Come fare? Gli autori suggeriscono di tenere separati gli organi aziendali che si occupano di exploitation da quelli che si occupano di exploration, assicurandosi, però, che i rispettivi responsabili comunichino regolarmente tra di loro.

Per le risorse umane, è una questione particolarmente importante, sia quando si tratta di strutturare un’organizzazione sia quando si passa a discutere di quali siano gli obiettivi di un dipendente. Le HR hanno il delicato compito, da un lato, di aiutare le persone all’interno dell’azienda a comprendere chiaramente se il loro lavoro è di tipo esplorativo delle possibilità future o di consolidamento delle capacità aziendali presenti e, dall’altro lato, di essere di supporto ai manager nel loro ruolo di raccordo e coordinamento della comunicazione tra le due divisioni.

Prendere esempio dalla biologia

Il Santa Fe Institute suggerisce un parallelismo tra innovazione e biologia. La teoria dell’evoluzione di Darwin non solo descrive come evolvono i sistemi biologici, ma fornisce anche informazioni su come l’innovazione organizzativa emerge e sopravvive.

Consideriamo come evolve un ecosistema naturale, barcamenandosi tra le due strategie contrastanti illustrate nei grafici qui sotto. L’asse verticale rappresenta il ritorno in termini economici, mentre l’asse orizzontale rappresenta l’innovazione evolutiva. Il diagramma di sinistra ha un solo picco, gli organismi possono evolvere fino al livello più elevato, migliorando in modo incrementale il loro stato attuale (exploitation). Quello di destra è una via di mezzo: ha un picco molto alto con molti picchi più bassi. Raggiungere il picco più alto richiede esplorazione - ovvero innovazioni che riducono il ritorno rispetto allo stato attuale, ma che si trovano sul percorso per raggiungere il picco più alto - bilanciata da un’evoluzione stabilizzatrice per migliorare lungo il percorso.

Applicato alle organizzazioni, questo esempio suggerisce che il modello di exploitation funziona solo se esiste una soluzione ottimale collegata a best practice esistenti (il diagramma di sinistra). Tuttavia, un equilibrio tra i due modelli si rivela necessario quando la soluzione con il ritorno più alto richiede un progresso attraverso innovazioni a ritorno più basso (i punti di minimo).

Perché bilanciare conviene

In un articolo del 2016 pubblicato su Nature, Daniel Barkoczi e Mirta Galesic hanno tentato di simulare come gli innovatori potessero far convivere simultaneamente questi due modelli di innovazione, scoprendo che, rispetto alla capacità di bilanciarli, è molto meno produttivo sia sopravvalutare l’innovazione esplorativa (produrre, ad esempio, qualche idea e perseguire solo le più popolari) sia sopravvalutare una tiepida innovazione che mira solo a conservare la stabilità e l’efficienza esistenti (ad esempio, produrre qualche idea e perseguire solo un chiaro ritorno incrementale).

L’innovazione è, del resto, l’unico vero elemento in grado di garantire il successo aziendale nel mercato globale. Per questa ragione, non può essere considerata un evento eccezionale, ma va ricercata e pianificata in maniera sistematica e continuativa, bilanciando innovazione rafforzativa e innovazione esplorativa.  In questo giocano un ruolo chiave l’ambiente di lavoro e la cultura aziendale che, incoraggiando e ricompensando la creatività innovativa, spronano tutti i dipendenti a partecipare e contribuire attivamente alla pratica innovativa.

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