Oh no, è un mostro!! Ecco cosa possiamo imparare da Pokémon Go
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Oh no, è un mostro!! Ecco cosa possiamo imparare da Pokémon Go

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Oh no, è un mostro!! Ecco cosa possiamo imparare da Pokémon Go

October 20, 2016 Franco Gementi

Di questi tempi capita spesso di sentir parlare dell’ultimissimo trend virale. Muove più traffico di Twitter e genera milioni di dollari di fatturato ogni giorno. Sto parlando naturalmente dell’ultimo mostro tascabile, quello che trasforma le persone in zombie che si aggirano per le strade: Pokémon Go.

Su centinaia di blog si sta discutendo del valore di Pokémon Go al di là del gioco in sé: ad esempio, di come gli esercizi commerciali possano generare più traffico usando l’app e di come usare i giochi e la gamification, o anche la realtà aumentata, per la formazione aziendale.

Per chi non ha familiarità con questo gioco, i Pokémon sono creature di fantasia e le persone che li catturano e addestrano sono dette trainer. L’app usa una tecnologia detta “realtà aumentata” che essenzialmente sovrappone immagini digitali alla realtà che circonda il singolo utente, ripresa dalla fotocamera dello smartphone. In pratica, i giocatori di Pokémon Go devono catturare i mostri che trovano nell’ambiente circostante per aggiudicarsi medaglie e premi. I Pokémon hanno diverse caratteristiche, un po’ come tutti noi nella vita reale.

Mi sembra già di poter sentire cori di responsabili HR affermare che “è solo una moda” e che “non durerà a lungo”. Costoro avranno, però, un brusco risveglio tra qualche mese, quando si renderanno conto che l’app sarà ancora molto popolare – più o meno come quando la cancelliera tedesca Angela Merkel scoprì “i territori vergini dell’Internet” solo per capire quanto era rimasta indietro.

Immagino i responsabili delle Risorse Umane controbattere che l’app è destinata ai ragazzini e non ai lavoratori o che questi ultimi non sono interessati. Le statistiche, però, dicono tutt’altro: oltre il 40% degli adulti che hanno scaricato Pokémon Go ha più di 25 anni e circa un terzo sono donne. Questi dati sono stati divulgati da StartApp, un’azienda che traccia i download e l’uso dei social di oltre 600 milioni di utenti con più di 18 anni.

Non lo usano solo i ragazzi, quindi. Ormai gli utenti di ogni fascia di età sono abituati a usare gli smartphone, molti conoscono la realtà aumentata e apprezzano la gamification. Cos’altro possiamo imparare allora da Pokémon Go?

Analisi dei mostri

Esistono centinaia di Pokémon diversi, ma ogni trainer ne può addestrare solo sei per volta, per cui sta a voi mettere insieme il team più adatto a raggiungere l’obiettivo.

Nel mondo reale il buon formatore deve offrire la formazione migliore e più rilevante per lo studente migliore. Non perdete tempo e risorse. Creare esperienze di apprendimento basate sui ruoli è un buon metodo per farlo.

Lasciate fare ai mostri

Per addestrare i vostri primi sei Pokémon dovete farli esercitare il più possibile.  Come nella realtà, imparare facendo è la scelta migliore; la formazione non deve essere imposta.

Mostri social

Le battaglie tra Pokémon sono normalmente uno contro uno, ma c’è la possibilità di fare alleare tra loro i vostri sei Pokémon. Se uno è affaticato, può essere sostituito da un altro e, lavorando insieme, possono condividere risultato ed esperienza.

Competenze dei mostri

Anche dopo molto tempo, ogni Pokémon può richiamare solo 4 competenze per volta. Quando ne aggiungete una nuova dovrete fare un compromesso e decidere quale eliminare. La scelta dovrà essere oculata, pensando a quali competenze saranno necessarie in futuro.

Formare il formatore

Nel mondo dei Pokémon potete mettere alla prova le vostre capacità contro i leader riconosciuti come i migliori in una data area. Se riuscite a sconfiggerli, otterrete un badge che indica la vittoria e se riuscite a raccogliere tutti i badge, diventerete uno dei migliori trainer del mondo, l’Elite Four.

Non sono forse premi, graduatorie e punteggi degli importanti elementi di motivazione per coinvolgere formatori e studenti?  Permettete, dunque, agli studenti di diventare formatori e di condividere le loro conoscenze.

A tutti noi piace giocare e divertirci di tanto in tanto e dobbiamo renderci conto che oggi esistono molte opzioni oltre ai tradizionali sistemi di formazione, collaborazione e sviluppo personale. Perciò, non resta che divertirsi lavorando!

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